La situazione della sanità sta cambiando. Bisogna occuparsene!

Ospedale di Dolo

L’ospedale di Dolo

Nonostante quel che dice il Presidente Zaia, il Covid-19 ha messo a dura prova la sanità veneta. Prendiamo l’ospedale di Dolo, divenuto ospedale-Covid.

Per una qualunque emergenza di pronto soccorso ti portano a Mirano, Mestre, Chioggia, persino a Venezia.

Quando si tornerà alla normalità? Non si capisce.

Si aggiunga che i medici tendono a fuggire da Dolo. La qualità delle cure ne risente, lo vediamo sulla pelle nostra e dei nostri cari.

La sanità territoriale è importante

Lo sappiamo per esperienza diretta. Le strutture preposte – quelle che si chiamano “cure primarie” – devono funzionare. Sono i distretti sanitari, la medicina generale e i medici di base, alcune strutture della sanità privata.

I distretti sanitari

Svolgono una funzione centrale per la cura e la prevenzione, per l’igiene pubblica, il settore maternoinfantile, la logopedia, i servizi di cura per gli anziani, le cure palliative – quelle che combattono il dolore – i servizi infermieristici domiciliari.

Tutti si rendono conto che sono del tutto insufficienti ai bisogni. Devono essere rafforzati, in modo da garantire una qualità decorosa dell’assistenza.

I medici di medicina generale

Se si ha un problema di salute, si ricorre al medico di base a meno che non si debba andare al pronto soccorso. È attraverso di lui che si entra in contatto con il mondo della medicina.

I medici di base dovrebbero essere associati in gruppi, e coadiuvati da personale amministrativo e infermieristico.

A Fiesso d’Artico questo servizio fondamentale manca: non si può più rinviare la sua istituzione.

Trovare il modo di risolvere la questione è compito della direzione ULSS, in collaborazione con l’Amministrazione comunale.

Anche i medici di base devono fare la loro parte.

I ferri del mestiere

La medicina cambia rapidamente. Un lettino e uno stetoscopio non bastano più.

La medicina di gruppo è la soluzione anche per questo: strumenti come l’elettrocardiografo, lo spirometro, l’ecografo, che costano poco, consentirebbero di farsi carico dei problemi più comuni che si presentano a un medico di medicina generale.

Realizzare questo obiettivo minimo migliorerebbe il servizio, portandolo più vicino al cittadino; si abbatterebbero i costi e si eviterebbe di ingrassare la sanità privata.

Che fare?

Si tratta di riprogettare la sanità territoriale, efficace ed efficiente. Si sbaglia a pensare che sia compito solo dell’ULSS: i sindaci hanno tutta la possibilità di occuparsi della logistica e delle strutture ambulatoriali per dare ai cittadini un servizio migliore. Sono e rimangono, nel loro Comune, la massima autorità in materia sanitaria. Se non lo fanno ora, in un momento in cui la pandemia ha messo a dura prova la sanità nel nostro territorio, a quando si dovrebbe rinviare?

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