Fiesso d’Artico e la pessima qualità dell’aria: che fare?

Fiesso d'Artico Aria Inquinata

Non giriamoci intorno, i dati della qualità dell’aria sono pessimi: è urgente fare qualcosa.

Note sulla relazione del dott. pneumologo Vincenzo Crisafi / Scordino.

Facciamo un passo indietro: nel 2008 i dati delle rilevazioni ARPAV di PM10 e PM 2,5 (polveri atmosferiche inalabili), cioè quelle particelle che se inalate rimangono con noi a fare compagnia agli alveoli dei nostri polmoni, non erano promettenti. Il 34% delle volte (31 giorni su 90) i valori superavano il limite massimo ammesso. Anche il benzo(a)pirene, residuo volatile della combustione a biomassa, aveva valori di guardia. A distanza di dieci anni circa, cioè nel 2018, andiamo a scoprire i dati delle nuove rilevazioni. Francamente potevamo aspettarci di meglio visto che vanno di moda l’eco-sostenibilità, gli eco-influencer, le classi Euro 6 delle auto e quelle elettriche. Invece possiamo confermare che i dati di ARPAV sono peggiorati.

Il PM10, ad esempio, che nel periodo invernale ha superato il valore massimo consentito di legge di 50 microgrammi per metrocubo per ben 47% delle volte rispetto alla totalità delle rilevazioni. Oppure il benzo(a)pirene che, sempre nel periodo invernale, ha toccato valori addirittura superiori al 2008. I dati sono incontrovertibili e sono numerose le evidenze scientifiche che hanno correlato l’inquinamento dell’aria con la mortalità ma gli effetti dannosi, sia acuti che cronici, a carico dell’albero respiratorio rimangono i più rilevanti.

Il particolato atmosferico è formato da aerosol di fini particelle solide o liquide. Tra queste particelle, quelle che presentano diametri più sottili PM10 e Pm2,5 rappresentano il maggior rischio per la salute in quanto sono le più respirabili. Gli studi hanno dimostrato che, una volta raggiunte le vie respiratorie e gli alveoli, le particelle di particolato possono danneggiare i polmoni attraverso tre meccanismi:

1) danno dei radicali liberi dell’ossigeno
2) aumento degli elementi infiammatori
3) alterazione della stabilità del calcio che promuove l’infiammazione.

Oltre ad influire sulla mortalità per cause respiratorie e cardiovascolari, gli studi indicano che l’esposizione al particolato nel lungo periodo favorisce sia lo sviluppo di ostruzioni bronchiali e cioè le broncopneumopatie croniche ostruttive (BPCO) che di asma bronchiale.

I pazienti con BPCO esposti ad elevati livelli di particolato presentano un più rapido declino della funzione polmonare con correlazione lineare alla concentrazione delle polveri nell’ambiente.

Il materiale particolato predispone anche allo sviluppo di tumori polmonari ed è stato recentemente classificato come cancerogeno di classe 1 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. In questi casi la cancerogenesi è mediata dal danno diretto del particolato e dei radicali liberi dell’ossigeno sul DNA sia dalle mutazioni indotte a carico dei principali oncosoppressori.

L’analisi di una ricerca durata tredici anni in nove paesi europei è allarmante: ogni dieci microgrammi di PM10 in più per metro cubo di aria fanno aumentare il rischio di tumore al polmone di circa il 22%. Percentuale che sale al 51% per un particolare tipo di cancro, l’adenocarcinoma, che colpisce i polmoni anche in un significativo numero di non fumatori di sigarette.

Dunque, cosa fare?
Non serve chiamare Greta Tumberg oppure affidarci a chiacchiere poco pratiche che non risolvano il problema.

Il problema c’è, ed è evidente guardando i dati a disposizione e osservando la situazione attuale.

Dal nostro punto di vista queste 3 semplici regole renderebbero l’aria più respirabile e, al contempo, i cittadini più al sicuro:

  1. Bisogna come prima cosa togliere il traffico pesante dal centro di Fiesso per evitare che i camion ci intossichino. Ma occorre anche ridurre drasticamente il traffico leggero di attraversamento sulla Brentana; questa deve diventare una strada al servizio dei residenti e del turismo. Regione Veneto, Città Metropolitana, Amministrazioni Comunali devono progettare e realizzare una viabilità alternativa per l’asse Padova – Venezia. Questa esigenza, molto discussa in passato, è stata dimenticata e invece è sempre più necessario ripristinare l’attenzione apportando soluzioni concrete.
  2. Riguardo al riscaldamento a biomassa, dalla campagna ARPAV si evince che è molto diffuso in città l’utilizzo di stufe di vecchia generazione con evidenti conseguenze. Sarebbe importante sensibilizzare i cittadini, sottolineando anche i molti incentivi (già presenti) per rottamare le “vecchie stufe” e installare quelle nuove a quattro e cinque stelle “Aria Pulita” (vedi nota).
  3. Quanto bello sarebbe avere un’aria migliore, una strada più sicura per noi e i nostri figli?! Noi immagino così la nostra città, con una pista ciclabile comoda che incentivi l’uso delle biciclette e che ci regali aria più pulita e salute per tutti.

In questi mesi abbiamo avuto modo di comprendere quanto importante sia la salute, e soprattutto quanto questa vada tutelata. Facciamone tesoro, è già tardi. L’incidenza della pessima qualità dell’aria sul nostro apparato respiratorio, infatti, è certificata.

L’immagine illustra per ogni sostanza inquinante gli effetti acuti e cronici sulla nostra salute.

La certificazione di qualità dei sistemi di riscaldamento a biomasse legnose si legge qui: http://www.certificazioneariapulita.it/certificazione

2 pensieri su “Fiesso d’Artico e la pessima qualità dell’aria: che fare?

    • admin dice:

      Gentile Guerrino Grava, la ringrazio molto per il suo commento che per noi è anche un sostegno e un incoraggiamento a proseguire. Per parte nostra noi ci proveremo, in prima battuta sollevando il problema e rendendo evidente ciò che non è stato messo in evidenza da nessuno. Le posso dire che abbiamo già intrecciato dialoghi costruttivi con i comuni limitrofi e che è persino allo studio un tracciato alternativo. Ovviamente rimane il nodo dell’utilizzo dell’autostrada come una sorta di tangenziale per chi deve raggiungere Mestre, Padova, Vicenza ecc. Per agire su quel piano e andare a quei tavoli tecnici, ha ragione lei, ci vuole un coordinamento sovracomunale.

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